todo cambia

domenica 28 maggio 2017

Universo ospite de "La città futura"

https://www.lacittafutura.it/cultura/da-tabacco-hasta-siempre.html (il link)

Lui è Universo Diaz, “donnaiolo impenitente, dedito al gioco e alla bella vita”. Così lo descrive l’autore, Roberto Fraschetti, nel primo romanzo che apre una saga di quattro volumi, che attraversano la storia di Cuba negli ultimi due secoli, fino alla Revolución del 1959. La nemesi storica delle vicende raccontate ha un forte impatto sul lettore, poiché lo scrittore riesce a trasferirvi, con una originale potenza descrittiva, la tensione vissuta dai personaggi, tanto che chi legge ne possa venire assorbito e vivere i fatti immedesimandosi nelle azioni e nelle emozioni dei personaggi. Cattura anche lo stile scorrevole del racconto e le vicende intriganti, talvolta profane e maliziose, in cui si imbatte il protagonista, specie nella sua prima vita in Spagna e durante la traversata verso la seconda. Avventure, persino erotiche, in netto contrasto con le vicissitudini della seconda vita rivoluzionaria del nostro Universo, nella magica isola cubana, che lo vede schierato al fianco degli oppressi per la giusta causa della liberazione dalla schiavitù.

giovedì 27 aprile 2017

Gramsci: 80 anni dalla scomparsa (un cervello che non ha mai smesso di funzionare)

Oggi il cimitero acattolico di Roma è affollato più che mai per la ricorrenza della morte del politico e intellettuale comunista, Una lunga fila di donne e uomini, giovani e meno giovani, con un fiore rosso in mano, hanno reso omaggio a quel cervello che mai ha smesso di dettare la linea ai proletari di tutto il mondo. 
"Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare" - furono le parole del pubblico ministero Michele Isgrò nell'udienza del 2 Giugno 1928 mentre svolgeva una requisitoria violentissima contro i capi comunisti, ben sapendo che aveva davanti un intellettuale di rara capacità e lungimiranza che, se lasciato libero di pensare e agire, avrebbe procurato al regime grossi danni, se non addirittura un processo di caduta irreversibile. La condanna fu pesantissima: venti anni, quattro mesi e cinque giorni di carcere.

Oggi il pensiero di Gramsci è più attuale che mai, in un mondo dove il lavoro e la manodopera sono per molti una condizione di semischiavitù, il tentativo di applicare il pensiero gramsciano diventa urgente e indispensabile.  

domenica 9 aprile 2017

Parole e musiche per Tabacco di Roberto Pazmino e yo


Il progetto nacque diverso tempo fa ma si concretizzò in un teatro in un'atmosfera densa di emozioni. Quel giorno, sullo schermo, si proiettava un'intervista al comandante eterno Ugo Chavez. Ero arrivato tardi e avevo visto un posto riservato ma senza occupante, bloccato da Roberto Pazmino che quando mi vide mi invitò a sedermi. Ascoltammo l'intervista di Gianni Minà e subito dopo le parole dell'ambasciatore del Venezuela. Alla fine, quando ci alzammo, dopo molti minuti di applausi, domandai a Roberto: "Suoni sempre la chitarra?" Domanda insolita in quel momento. Eravamo in piedi, tra la gente che sciamava per i corridoi diventati all'improvviso troppo stretti per tutta quella emozione che il Comandante Eterno aveva distribuito nell’aria con generosità.
Sorrise.
"Ma tu componi i testi?" 
Sorrise e annuì.
"Ho in testa un'idea folle. Di quelle idee che quando partono pensi che sono troppo folli per essere realizzate e per questo ci voglio provare". 
Mi guardò. Forse pensando che era un pazzo a piede libero. In fondo ci conoscevamo da poco tempo e l'incontro era stato più che casuale. Certo, avevamo molte cose in comune. Gli ideali, l'America Latina, il senso di giustizia sociale. E, aggiungo adesso, la voglia di sognare. 
Comunque, in un angolo della platea in cui eravamo stati sospinti dalla folla decisi di osare: "Senti sto cercando un musicista per fare alcune canzoni a Tabacco, il primo volume della saga. Perché non ne parliamo?”
Lessi nei suoi occhi lo stupore, la sorpresa di una proposta inaspettata e comunque gradita, sognata da tempo, come mi raccontò in seguito. Disse subito di sì. Ci abbracciammo felici.
Racconto sempre questa piccola storia di empatia e sogni, cresciuta tra le parole di un romanzo, i suoni di sei corde e la voce profonda che la accompagna.






mercoledì 22 marzo 2017

Cuba: la revoluciòn in cammino della boxe femminile

Nell’isola caraibica, fedeli al mito della Revoluciòn in cammino, il pugilato femminile sta muovendo passi da gigante. Per questo i due responsabili di Prensa Latina di Roma, Silvia Martinez e Frank Gonzales hanno fatto visita alla palestra popolare di Acilia, The Champion del patron Marcello Paciucci che “alleva”, con sguardo da buon padre di famiglia, un nugolo di ragazze dagli occhi di Tigre. All’ora di pranzo la palestra è affollata e si avverte nell’aria una certa eccitazione. Invitata d’eccezione è Monica Gentili, campionessa italiana e reduce da un incontro a Londra per il titolo mondiale.
La campionessa si allenerà con le ragazze della Champion e incrocerà i guantoni con le Tigri di Paciucci. Mentre le ragazze si scaldano agli ordini del maestro Fabio Zapponi, mi capita di ascoltare uno scambio di battute tra il patron e Frank Gonzales. Argomento è Teofilo Stevenson, mai dimenticato campione cubano e grande amico di Frank. Paciucci ha ricordato l’incontro con il campione e con altri boxeador dell’isola come Felix Savon avvenuto in una giornata di pioggia torrenziale.  
Una domanda gira nell'aria. Ricambieranno, le nostre Tigri, la visita in uno dei santuari della boxe cubana? Le Tigri della Champion sospirano all'idea di recarsi nell’isola caraibica per un combattimento con le ragazze cubane. Nessuna si nega il sogno e dunque, la visita di Prensa Latina potrà essere l’inizio di una gemellaggio Roma-L’Avana? Sarebbe davvero uno scambio interessante. Un mix di sport e cultura, avendo i due universi in comune l’idea che l’avversario con cui si incrociano i guantoni non è mai un nemico. Questo è il messaggio più vero che traspare dalla Champions; l'importanza e il valore che si da alla vita solidale fatta di sudore e lavoro e che diventa amicizia. Cose che a Cuba di certo non mancano. Due universi che interpretano la boxe non come uno sport individuale ma la capacità di un singolo di lottare per una squadra, una famiglia intera che ogni volta si ritrova in una palestra, con i guantoni indossati, in un quadrato, e con mille voci ai bordi a incitare.
“Poter fare visita alle ragazze caraibiche e incontrarle sul ring sarebbe davvero un onore e un bel traguardo ma io lo vedo come un punto di partenza" - ha detto Monica Gentili: "anche perché penso che bisogna abbattere ancora tanti muri e tutto può contribuire ad abbatterli. Essere campionessa italiana e combattere per il mondiale è senz'altro un bel traguardo ma mi piace pensare che possa esserlo anche per tante altre ragazze che faticano e sudano ogni giorno". Non mi rimane dunque che ringraziare i tanti che hanno partecipato a questo incontro Roma - l'Avana e non posso che farlo alla cubana: Hasta la vitoria. Siempre !!!!

domenica 19 marzo 2017

Cuba : la patria della boxe

Cuba è sempre stata la patria dei grandi pugili, sia negli anni del professionismo antecedenti il 1962 sia in quelli successivi quando, per motivi di sicurezza dei boxeador, fu imposto il dilettantismo e un limitato numero di riprese. Cuba è stata, con l’eccezione di Montreal 76, la squadra da battere nei giochi Olimpici da Monaco in poi. Ad Atene ha conquistato 5 titoli iridati su un totale di 8 medaglie vinte. Nonostante il dilettantismo, la storia del pugilato cubano ha sempre attirato migliaia di tifosi e di osservatori con gli occhi puntati sulle stelle. Kid Chocolate (Eligio Sardinas Montalvo) campione del mondo negli anni ‘30, Teofilo Stevenson passato alla storia non solo per le medaglie olimpioniche (Monaco ‘72 e Montreal ‘76) ma soprattutto perché ebbe il coraggio, dopo i Giochi di Montreal, di rifiutare 5 milioni di dollari per passare al professionismo. Famosa la sua frase: “Cosa valgono 5 milioni di dollari se ho l’amore di 8 milioni di cubani?” Sembrava una frase retorica e invece Teofilo fu capace di mantenere la sua parola, vincendo ancora l’Olimpiade di Mosca.
 La sua scelta, misto di rispettabilità e orgoglio, fu considerata importante per la Revolucion quasi come la vittoria alla Baia dei porci, per aver opposto un fermo rifiuto alle sirene nordamericane sempre pronte a cantare, dimostrando un affetto verso la sua terra e un credo profondo nella società dove viveva. Mancò l’appuntamento con la quarta medaglia d’oro solo perché Cuba, disertò i giochi di Los Angeles dell’84, come tutti i paesi del blocco socialista.
Maikro Romero una medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 nella categoria pesi mosca e ancora Mario Kindelan, Guglielmo Rigondeaux, Yudel Johnson. Senza dimenticare Felix Savon, allievo di Stevenson, peso massimo, olimpionico nel 1992, 1996 e 2000 o l’amatissimo Giraldo Cordova Cardin, bravo e imbattuto, caduto nell’assalto alla Caserma Moncada, nel luglio 1953 e alla cui memoria è intestato il più famoso torneo internazionale mentre disseminate in ogni angolo della Perla dei Caraibi troviamo numerose palestre. All’Avana due su tutte sono famose: la sala polivalente “Kid Chocolate”, di fronte al Capitolio che ospita campionati locali e nazionali mentre i campionati internazionali si svolgono nel più capiente “Coliseo de la Ciudad Deportiva”. Ma il santuario che sforna campioni è senza dubbio l’Arena Rafael Trejo. Il benvenuto viene dato a chiunque si presenti all’ingresso. E’ qui che nel caldo torrido dei Caraibi i giovani pugili eseguono movimenti e tecniche che sembrano danze e non combattimenti. Ad aiutare lo sviluppo di questo sport è intervenuta la Revolucion che ha voluto che l’attività sportiva fosse un percorso di miglioramento di tutti gli individui; l’escuela de boxeo cubana concentra tutto l’insegnamento sulla tecnica e sulla tattica, sui colpi dritti e lunghi, non sulla potenza e sullo scopo di fare male all’avversario e anche se le sirene dei soldi facili statunitensi sono sempre lì a cantare, pochi sono i ragazzi che cedono alla compra, ben sapendo che verranno poi sfruttati per screditare l’isola caraibica e i suoi abitanti. 

mercoledì 1 marzo 2017

XIX Festival de L’Habano.

Cuba garantiza la calidad y suministro de los puros Premium (hechos a mano) al mercado internacional.


Con questa dichiarazione si è aperto il 27 febbraio a l’Avana il XIX Festival de L’Habano. Come tutti sanno a Cuba si produce il miglior tabacco del mondo. In particolare nella zona di Pinar del Rio (Vuelta Abajo una zona relativamente piccola di circa 31.000 ettari) e nella zona di Santa Clara (Vuelta Arriba). La storia del tabacco si perde nella notte dei tempi e il sigaro ha attraversando ogni epoca, deliziando i palati di ricchi e dei poveri a partire dalla storia degli spagnoli, per giungere fino a noi. E se si parla di storia non si può non citare il periodo della Revoluciòn rappresentata anche attraverso immagini significative. Tra queste non è mai mancato il sigaro, in bocca a "Fidel", al "Che" e a "Camilo", a ribadire l'unità interna al nucleo fondante della Revoluciòn e annullarne le differenze di pensiero, di strategia politica, militare e caratteriali.
In particolare, al jefe Castro l'ultimo sigaro, glielo aveva regalato José Castelar Cairo, "Cueto"  mitico torcedor dell'isola che in vista del 90 compleanno (caduto il 13 agosto 2016) aveva voluto così riassumere la vita del jefe trascorsa per metà sulla Sierra maestra e per l'altra metà a comandare Cuba, confezionando uno dei suoi amati "puros", lungo ben 90 metri, un metro per ogni anno della vita del Lider Maximo.
I sigari cubani hanno rappresentato l’isola nel mondo e molte sono state le personalità che non si sono volute negare questa delizia. Furono famosi sulle labbra di Winston Churchill (dalla sua passione ne è nata perfino una serie che porta il nome dello statista) e persino il “buon” JFK ne andava pazzo. Si racconta che prima di firmare l’embargo ne abbia fatto incetta, inviando il suo portavoce Pierre Salinger sull’isola con l’obbiettivo di procurargliene un migliaio. Solo dopo, sicuro del bottino, firmò i documenti che ancora oggi, condannano Cuba all’isolamento. “La politica è importante i previlegi ancora di più” - deve aver pensato il "buon" Kennedy che non contento organizzò la spedizione della Baia dei Porci. (forse aveva finito i sigari, ci viene da pensare).  
Oggi la marca ammiraglia della produzione cubana è il “Cohiba”. Può essere considerata la migliore produzione al mondo e non è un caso che a lei vengano riservate le maggiori attenzioni in tutte le fasi del processo produttivo, in cui le foglie del ripieno sono sottoposte a una terza fermentazione, anzichè le classiche due, per sviluppare aromi e profumi di particolare eleganza"
"Il Cohiba come raccontò lo stesso Lider Maximo nel 1994 alla rivista "Cigar aficionado" - non esisteva come marchio a Cuba. Accadde che uomo che lavorava per me come guardia del corpo fumava sigari belli e aromatici, e allora gli chiesi cosa stesse fumando. Mi rispose che non era una marca particolare, e che a darglieli era stato un amico che li fabbricava. Dissi: "Troviamolo". Provai quei sigari, erano così buoni che lo rintracciammo e gli chiedemmo come li faceva. Ci spiegò la qualità di tabacco usata e la sua lavorazione". "A quel punto - prosegue Castro - mettemmo insieme dei produttori di sigari, mettendo a loro disposizione tutto ciò che occorreva e la fabbrica fu fondata. Tutto in cinquanta anni. Mezzo secolo in cui grazie ai Rivoluzionari per eccellenza il sigaro cubano ha percorso in lungo e largo tutte le strade dei cinque continenti, partendo da una piccola isola per arrivare, orgoglioso e sfrontato, anche sulle labbra dei capitalisti che tanto odiano la Revoluciòn!  




domenica 19 febbraio 2017

Roberto Paz e yo.

Capita alle volte che girando un angolo trovi una anima bella. In poco più più di un minuto, il racconto dell'incontro con Roberto Paz e l'idea folle di mettere in musica Tabaco...
Per pochi, non per tutti.